La strada di tre giorni Quel giorno era importante per Anna, perché compiva diciotto anni. Pietro, suo nonno, la aspettava davanti a casa, a Firenze. Aveva una mappa, due zaini e nessun telefono. «Sei pronta?» «Sono pronta.» «La strada è lunga.» «Lo so.» «La strada è difficile.» «Lo so anche questo.» Pietro mise la mappa nello zaino di Anna. La vecchia strada dei pellegrini arrivava a Siena in tre giorni. Passava fuori dalla città, tra colline, campi e un fiume. Nessuno dei due aveva fatto quella strada. «Perché oggi?» chiese Anna. «Perché oggi puoi venire con me.» «E domani?» «Domani vediamo.» Partirono quando era ancora mattina. Il cielo era chiaro, ma il vento era forte. Dopo due ore, Anna si fermò davanti a una strada divisa in due. «La mappa dice di andare a destra.» «Dove lo dice?» «Qui. Guarda.» «La mappa è vecchia.» «Ma è la nostra mappa.» Andarono a destra. La strada salì tra le colline. Le scarpe erano sporche e gli zaini erano pesanti. A metà del giorno, Pietro si sedette vicino a un muro. «Hai fame?» «Sì.» «Ho cibo.» «Quanto?» «Poco.» «Allora mangiamo poco.» Mangiarono il cibo e bevvero l’acqua. Pietro guardò il cielo. Aveva cominciato a piovere. La pioggia diventò forte e la mappa si bagnò nello zaino. «Pietro, la mappa.» «Prendila.» «Le parole non si vedono più.» «Asciugala con la tua maglia.» «Non basta.» «Allora usa la mia.» Anna prese la mappa e la mise sotto la maglia di Pietro. Per un momento nessuno parlò. Poi videro una casa senza porta. Entrarono e passarono la notte sul pavimento. Pietro aveva dolore a una gamba, ma non disse niente. La mattina dopo il vento era freddo. Il fiume era davanti a loro. Il ponte non c’era più. L’acqua era alta e correva veloce. «Dobbiamo tornare?» chiese Anna. «No.» «Dobbiamo cercare un altro ponte?» «Sì.» «E se non c’è?» «Ci sarà.» Camminarono lungo il fiume per molto tempo. Anna trovò un punto con pietre grandi. Mise un piede sulla prima pietra, poi sulla seconda. Pietro la seguì. Alla quarta pietra, scivolò e cadde con una mano nell’acqua. «Pietro!» «Sto bene.» «La mano è ferita.» «È poca cosa.» «Dammi la mano.» Anna gli prese la mano e la legò con una parte della maglia. Poi prese lo zaino di Pietro. «Adesso lo porto io.» «È pesante.» «Lo so.» «Puoi farlo?» «Posso farlo.» Nel pomeriggio trovarono una piccola strada tra gli alberi. La strada saliva ancora. Pietro camminava piano. Anna guardava la mappa bagnata e poi guardava il terreno. «Nonno, qui la strada finisce.» «Cosa vedi?» «Vedo un muro e una porta.» «La mappa dice?» «La mappa non dice niente.» Anna aprì la porta. Dietro il muro c’era un sentiero stretto. Il sentiero arrivava a una casa con una luce alla finestra. Nessuno uscì. Sul tavolo c’erano acqua e pane. Accanto al tavolo c’era un letto vuoto. Pietro guardò Anna. «Possiamo restare?» «Non lo so.» «Allora restiamo fino a domani.» La terza mattina la pioggia era finita. Il cielo era basso e la strada era piena di fango. Anna aveva male ai piedi. Pietro aveva la mano ferita e la gamba dura. La mappa non serviva più. «Siena è ancora lontana?» chiese Pietro. «Sì.» «Tu lo sai?» «Vedo la città.» «Dove?» «Dietro quella collina.» Salire fu difficile. Anna arrivò per prima in cima. Guardò la strada, poi si voltò verso Pietro. «Vieni, nonno.» «Vai avanti.» «No. Andiamo insieme.» Pietro prese lo zaino vuoto. Anna tenne la mappa bagnata. Scesero verso Siena, ma Anna non camminava più dietro a Pietro. Camminava davanti e Pietro seguiva la sua voce. «Qui c’è una pietra.» «La vedo.» «Qui la strada gira.» «Ti seguo.» Quando arrivarono alla prima casa di Siena, Pietro si fermò. Anna si tolse lo zaino e gli diede la mappa. «Tienila tu.» «Perché?» «Adesso conosci la strada.»