L’ultimo autobus Ogni mattina Marta prendeva lo stesso autobus davanti a casa. Quel giorno era diverso, perché Marta aveva trovato un lavoro lontano. Quella era l’ultima mattina nella sua città. Luca era già alla fermata. Aveva il telefono in mano, ma non lo guardava. Quando Marta arrivò, Luca disse: «Buongiorno». «Buongiorno», disse Marta. Per un momento nessuno aveva parlato. Poi arrivò l’autobus. Luca salì per primo e si sedette vicino alla porta. Marta si sedette davanti a lui, come sempre. Dopo due fermate, Luca disse: «Oggi non lavori?» «Oggi parto.» «Parti?» «Sì. Ho trovato un lavoro in un’altra città.» Luca guardò fuori. La strada era piena di macchine. «Quando torni?» «Non lo so.» «È un lavoro lungo?» «Sì. È un lavoro vero. Devo restare là.» Luca tenne il telefono tra le mani. «Allora questo è l’ultimo autobus?» «Per me sì.» Marta guardò il suo viso. «Tu mi hai parlato oggi.» «Ti ho parlato anche ieri.» «Hai detto soltanto buongiorno.» «Per me era molto.» Marta aveva sorriso. «Perché era molto?» Luca non aveva risposto subito. L’autobus si fermò davanti a una casa. Una donna era salita, poi era scesa alla fermata dopo. «Perché ti vedevo ogni mattina», disse Luca. «E ogni mattina volevo parlarti.» «Perché non lo hai fatto?» «Non sapevo cosa dire.» «Potevi dire il tuo nome.» «Tu conosci il mio nome?» «No.» «Mi chiamo Luca.» «Io mi chiamo Marta.» «Lo sapevo.» «Come lo sapevi?» «L’ho sentito una volta. Hai parlato con tua madre al telefono.» Marta abbassò gli occhi. «Hai ascoltato?» «Non volevo. Ero vicino a te.» «E adesso sai anche dove lavoro?» «No. So solo che parti.» «Parto oggi pomeriggio.» «Allora posso vederti prima?» Marta guardò l’orologio. «Devo andare a casa. Ho una borsa da fare.» «Posso venire con te?» «No.» Luca annuì. Il suo telefono suonò, ma Luca non rispose. Marta disse: «Hai qualcuno?» «No.» «Allora perché non mi hai mai parlato?» «Avevo paura che tu non volessi parlare con me.» «Io aspettavo che tu parlassi.» Luca la guardò. «Aspettavi me?» «Sì.» L’autobus si fermò alla loro fermata. Marta si alzò, ma Luca le prese la mano. «Marta, posso dirti una cosa?» «Sì.» «Mi piaci. Mi sei piaciuta da molto tempo.» Marta restò con la mano nella sua. «Anche tu mi piaci.» Luca respirò piano. «Ma tu parti.» «Sì.» «E io resto qui.» «Sì.» «Quindi non possiamo fare niente.» Marta guardò la porta aperta. «Non ancora.» «Non ancora?» «Non ancora. Posso tornare.» «Quando?» «Non lo so. Ma posso tornare.» Luca tirò fuori il telefono. «Mi dai il tuo numero?» Marta prese il telefono e scrisse il numero. «Adesso hai il mio numero.» «Adesso posso chiamarti?» «Sì. Ma non chiamare sempre.» «Quanto spesso?» «Ogni sera.» Luca sorrise. «Ogni sera è sempre.» «Lo so.» Marta scese dall’autobus. Luca scese con lei. «Devo andare», disse Marta. «Lo so.» «Luca?» «Sì?» Marta si avvicinò e lo baciò. Poi prese la sua borsa e andò verso casa. Luca rimase alla fermata, con il telefono in mano, e chiamò Marta.