La scarpa del lunedì Il negozio di Renato era in una piccola via di Firenze. Renato faceva il calzolaio da molti anni, e Giulia lavorava con lui da tre mesi. Ogni primo lunedì del mese, Renato trovava una scarpa davanti alla porta. Era sempre una scarpa destra, nera, della stessa misura. Non c’era un nome, un numero di telefono o un messaggio. Renato sistemava la suola e lasciava la scarpa fuori la sera. La mattina dopo, la scarpa non c’era più. Al suo posto trovava sempre il denaro giusto. Quel lunedì, Renato aveva aperto presto e aveva spento la luce. Giulia era dietro il tavolo, tra le scatole e gli strumenti. «Non possiamo restare qui senza parlare,» ha detto Giulia piano. «Possiamo, se tu smetti di fare domande.» «Sono sei mesi che arriva una scarpa sola. Voglio vedere chi la porta.» «Forse è qualcuno che non vuole essere visto.» «Questo lo avevo capito.» Renato ha preso le sei vecchie carte dove aveva scritto il lavoro fatto. Giulia le ha messe in fila sul tavolo. «Guarda,» ha detto Renato. «La suola è consumata sempre nello stesso punto.» «E dentro c’è sempre questo odore.» Giulia ha avvicinato una carta al naso. «Caffè,» ha detto. «Caffè forte.» «Molte persone bevono caffè.» «Ma sulla terza scarpa c’era anche della farina.» Renato ha guardato la porta chiusa. Dall’altra parte della strada c’era un piccolo bar con una cucina. Ada lavorava lì dalla mattina alla sera, ma Renato non aveva pensato a lei. «Ada usa due scarpe,» ha detto Renato. «Sei sicuro?» Prima che lui rispondesse, qualcuno ha messo qualcosa davanti alla porta. Renato ha aperto subito. Ada era ancora lì, con una borsa in mano. Sotto il vestito lungo si vedeva una sola scarpa nera. Con l’altra mano, Ada teneva forte una stampella. «Buongiorno,» ha detto Renato. Ada ha abbassato gli occhi verso la scarpa davanti alla porta. «Mi dispiace. Pensavo che il negozio fosse chiuso.» «Le scarpe erano sue?» ha chiesto Giulia. Ada ha stretto la borsa contro il corpo. «Solo le destre. Le sinistre non mi servono.» Renato ha preso la scarpa. La suola era consumata nello stesso punto, e dentro c’era il solito odore di caffè. «Perché non è mai entrata?» ha chiesto. Ada è rimasta in silenzio per un momento. Poi ha guardato Renato. «Un anno fa sono venuta con una scarpa. Lei ha detto che una scarpa sola non era un vero lavoro.» Renato si è ricordato. Quel giorno aveva molti problemi e aveva parlato senza guardare la donna davanti a lui. «Ho detto davvero questo?» «Sì. Allora ho trovato un altro modo.» Giulia ha preso la scarpa dalle mani di Renato e ha controllato la suola. «Questa volta deve aspettare venti minuti,» ha detto. «Il caffè lo offre Lei.» Ada ha aperto la porta del negozio, e Renato ha portato tre sedie vicino al tavolo.